“Se una storia” (Dal mio blog su myblog)

normagiumelli

A tre anni di distanza finalmente esce il mio secondo romanzo: “Se una storia”,

la continuazione del primo: “Piccoli mondi perfetti” che è e credo rimarrà sempre

l’avventura più incredibile che io abbia mai vissuto. Scrivere un libro, o almeno

provarci, è stata una delle esperienze più belle della mia vita, ed essere riuscita a

completare una storia che affronta un tema per me molto importante, è stato

davvero molto gratificante.

In questo secondo libro, continuando la storia, ho voluto dedicare ancor maggiore

spazio alla fantasia, all’immaginazione che, anche quando non la chiamavo,

spingeva per respirare … e così mi sono lasciata spingere, travolgere, scoprendo

finalmente da dove nasce una storia; per me nasce dal lasciarsi cullare, quasi

dimentica delle sue fondamenta, tra gli spazi ancora aperti, non cementati, della sua

struttura e provare ad addormentarmi là dentro … dove una lacrima non viene udita, ma

un sorriso può far…

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Le pagine del mio blog

Antologie: la prima antologia che riporto è quelle edita da Giolito nel 1545 “Rime diverse di molti Eccellentissimi Autori“, a cura di Lodovico Domenichi (la pagina è in corso di redazione).

Autori: i nomi degli autori conducono ad un indice composto dai titoli dei componimenti e dal primo verso; cliccando sul lik si apre il testo del componimento.

Racconti: racconti scritti da Norma Giumelli, per lo più pubblicati sui suoi blog.

Rime: Elenco in ordine alfabetico dei titoli delle poesie pubblicate sul blog.

Saggi: monografie di singoli autori. La prima monografia è dedicata ad Aurora Sanseverino Gaetani.

Il mio barbiere

Il mio barbiere

Il mio barbiere è un uom che in mente serra
Dell’universo intier tutti gli affari
Attalché se morissero i diarî
Porriane ei solo consolar la terra.

E sì ben ve ne spiega i corollarî
Quando pel naso o per lo crin vi afferra,
Che gli orator di Francia o d’Inghilterra
Si direbbono in ciarla i suoi scolari.

Lieto inoltre e civil co’ suoi clienti
Serve ciascuno come più gli garba
Colmandoli d’inchini e complimenti.

Eppur, chiedendo egli oggi a un baccalare
Come vuole il Signor farsi la barba?
Gli risponde colui: senza parlare. (1)

Giuseppe Gioachino Belli
15 dicembre 1842

Nota: (1) Plutarco: Del parlar troppo: 20.

Da “Poesie inedite” di Giuseppe Gioachino Belli Romano, Volume 1″, Roma, Tipografia Salviucci 1865, pagina 15

Le italiane lettere

Le italiane lettere

Oggimai la nostra letteratura
S’è talmente diffusa in fra gli estrani
Che molti oltremarini e oltramontani
La intendono e vi fan buona figura.

Di Vittoria Colonna entro lor mura
Ier poëtavan gli arcadi romani,
E una Lady gentil battea le mani
Ad ogni voce e frase anche più oscura.

Finita l’accademia, un pastorello
Si fe’ a complire coll’anglica donna
Del saper l’italian così a capello.

Ed ella guizzolando entro la gonna
Thank-you. rispose: ooh sì, trovato bello!
Tuto in onore di piaza Colonna.

Giuseppe Gioachino Belli
2 dicembre 1842

Da “Poesie inedite” di Giuseppe Gioachino Belli Romano, Volume 1″, Roma, Tipografia Salviucci 1865, pagina 13

Paragrafo di vecchia lettera di ufficio

Paragrafo di vecchia lettera di ufficio

Ed avendo il medemo bariggello
Conforme dal Marchese sullodato
Gli era stato ordinato, diramato
Detta squadra alle fosse del castello,

Per cui, qualora il ladro preitato
Non era già sortito dal cancello,
Non poteva più evadere da quello,
Mediante ch’era chiuso e ben guardato;

Potè poi come sopra aver la sorte
Far sì che il ripetuto malfattore
Venisse a rimaner dentro le porte;

E perciò lo trovò, gli levò il quadro,
Lo legò, lo portò dal superiore,
E andò in galera (vale a dire il ladro).

Giuseppe Gioachino Belli
26 novembre 1842

Da “Poesie inedite” di Giuseppe Gioachino Belli Romano, Volume 1″, Roma, Tipografia Salviucci 1865, pagina 12

Pot-pourri e frasi raccozzate per via

Pot-pourri e frasi raccozzate per via

Della quale è fratello. Aveano avuto …
Dunque venite spesso. E non mi tocchi.
Cinquantasette scudi e tre baiocchi.
Noi non siano peraltro … E lo statuto?

Qualche cosa accadrà. Di Cassi e Bruto.
Stalla, rimessa … Gliela fa sugli occhi.
Indigesti poi no, perché nei gnocchi …
Vero assassinio! Aiutati e t’aiuto.

Ma, i turchi … Niente: io voglio cose chiare.
Era finito o no? Quanta albagia!
Cambio o censo. Si sa, l’acqua va al mare.

Post prandium stabis. Quello fa la spia
Già, la guglia più grande. Oh, addio compare.
In conclusione o paghi o vada via

Giuseppe Gioachino Belli

Da “Poesie inedite” di Giuseppe Gioachino Belli Romano, Volume 1″, Roma, Tipografia Salviucci 1865, pagina 11

Storia del Secolo XII°

Storia del Secolo XII°

La saprete ancor voi la gran disfatta
Che diedero i Bresciani ai Cremonesi (1)
Quando per Merlo ed altri due paesi (2)
Questa e quell’oste al paragon fu tratta;

E come all’urto dello scaltro Biatta, (3)
Uscito di Rudian co’ suoi borghesi,
Que’ malcolti gittâr daghe e palvesi
Nè il fuggir ne arrestò fosso nè fratta.

Che strage! A quanti della vita il lume
Spento non fu dall’ostil ferro, ahi tanti
Giù ne’ vortici suoi travolse il fiume! (4)

Mentre di senno fuor come d’ardire
Fra l’acque entrando e cavalieri e fanti
Dicean: meglio annegarsi che morire (5)

Giuseppe Gioachino Belli
18 dicembre 1842

Note: (1) Il 7 luglio 1191. (2) Merlo, Calepio, Sarnico. (3) Biatta di Palazzo, Capitano de’ Bresciani nel castello di Rudiano. (4) L’Oglio. (5) Tutta verità storica.

Da “Poesie inedite” di Giuseppe Gioachino Belli Romano, Volume 1″, Roma, Tipografia Salviucci 1865, pagina 16

La proficua lettura

La proficua lettura

Un baron, che di tutto ha qualche lume
Dal tresette-scoperto all’equinozio,
E, come de’ suoi pari è bel costume,
Suol leggere talor per rabbia d’ozio,

Comprò al fôro agonale (e si presume
Che facesse buonissimo negozio)
Dodici copie del terzo volume
D’un commento sull’opere di Grozio.

Un po’ quindi per giorno e senza fretta
Le scorse il valentuomo, e tirò innante
Fin che ciascuna non ne avesse letta.

Finite che poi l’ebbe tutte quante,
Disse a un marchese amico suo: lunghetta,
Ma una storia davvero interessante.

Giuseppe Gioachino Belli
6 dicembre 1842

Da “Poesie inedite” di Giuseppe Gioachino Belli Romano, Volume 1″, Roma, Tipografia Salviucci 1865, pagina 14

Giotto

Canzone: Molti son que’ che lodan povertade

Molti son que’ che lodan povertade
e ta’ dicon che fa stato perfetto,
s’egli è provato e eletto,
quello osservando, nulla cosa avendo.
Acciò inducon certa autoritade,
chè l’osservar sarebbe troppo stretto;
e pigliando quel detto,
duro estremo mi par, s’i’ ben comprendo:
e però no ‘l commendo.
Chè rade volte stremo è sanza vizio:
e a ben far difizio
si vuol sì proveder dal fondamento,
Chè per crollar di vento
o d’altra cosa, che si ben si regga,
che non convenga poi si ricorregga.

Di quella povertà ch’è contro a voglia,
non è da dubitar ch’è tutta ria;
chè di peccare è via,
facendo ispesso a’ giudici far fallo;
e d’onor donne e damigelle spoglia,
e far furto forza e villania
e ispesso usar bugia,
e ciascun priva d’onorato istallo;
e, in piccolo intervallo,
mancando roba, par chè manchi senno:
s’avesse rotto Brenno
o qual vuol sia che povertà lo giunga,
tosto ciascun fa punga
di non voler chè incontro gli si faccia,
che pur pensando già si turba in faccia.

Di quella povertà ch’ eletta pare
si può veder per chiara esperienza,
che sanza usar fallenza
s’osserva o no, si come si conta.
E l’osservanza non è da lodare,
perchè né discrezion né coioscenza
o alcuna valenza
di costumi o di vertudi le s’afronta.
Certo parmi grand’ onta
chiamar vertute quel che spegne il bene;
e molto mal s’avviene
cosa bestial preporre alle vertute
la qua’ dona salute
ed ogni savio intendimento accetta;
e chi più vale, in ciò più si diletta.

Tu potresti qui fare un argomento:
– Il Signor nostro molto la commenda. –
Guarda che ben l’intenda;
chè sue parole son molto profonde,
e talor hanno dopio intendimento.
E’ vuol che ‘l salutifero si prenda;
però ‘l tuo viso sbenda
e guarda ‘l ver, che dentro vi s’asconde.
Tu vedrai che risponde
la sua parola alla sua santa vita,
ch’è podesta compita
di sovvenir altrui a tempo e loco;
che però ‘l Suo aver poco
si fu per noi scampar dall’ avaritia
e non per darci via d’usar malitia.

Noi veggiam pur col senso molto spesso,
chi più tal vita loda manca in pace
e sempre studia e face
come da essa si possa partire;
se onori o grande istato gli è concesso,
forte l’afferra, qual lupo rapace:
e ben si contrafface,
pur che possa suo voler compire;
e sassi si coprire
che ’l pigior lupo par migliore agnello,
sotto il falso mantello:
onde per tale ingegno è guasto ‘l mondo,
se tosto non va a fondo
l’ ipocrisia che non lascia parte
avere nel mondo senza aver sua arte.

Canzon, va’: e se trovi de’ giurgiuffi,
mostrati lor, sì che tu li converti;
se pur stesson erti,
sie ghagliarda, che tosto li attuffi.

attribuita a Giotto di Bondone
pittore fiorentino, sec. xiv.

Tratta da: “Lirica italiana antica, novissima scelta di rime dei secoli decimoterzo, decimoquarto, e decimoquinto; illustrate con melodie del tempo e con note dichiarative”, di Eugenia Levi (1876-?), Firenze, Bemporad 1908, pagina 191

Filippo Brunelleschi

Madonna se ne vien dalla fontana

Madonna se ne vien dalla fontana,
contro l’ usanza, con vuoto l’ orcetto;
e restoro non porta a questo petto
né con l’ acqua, né con la vista umana.

O ch’ ella ha visto la biscia ruana
strisciar per l’ erba in su quel vialetto;
o che ‘l can la persegue; o ch’ ha sospetto
che stiavi dentro in guato la Befana.

Vien qua, Renzuola, vienne, che vedrai
una fontana, e due, e quante vuoi;
né dal padre severo avrai rampogna.

Ecco che stillan gli occhi tutti e duoi:
cogline tanto quanto ti bisogna:
e più crudel che sei, più ne trarrai.

Messer Filippo Brunelleschi, fiorentino
prima metà del sec. xv.

Tratto da: “Lirica italiana antica, novissima scelta di rime dei secoli decimoterzo, decimoquarto, e decimoquinto; illustrate con melodie del tempo e con note dichiarative”, di Eugenia Levi (1876-?), Firenze, Bemporad 1908, pagina 185